Squadra U16 Fortitudo Rosa e coach

Marco Damaschi è l’allenatore federale a cui è stata affidata la preparazione della squadra Under 16 di casa Fortitudo Rosa. La sua esperienza in ambito cestistico lo ha portato nel tempo a seguire sia il settore maschile che quello femminile. In quest’ultimo ha allenato dalla Promozione alla Serie A, occupandosi anche di tutte le categorie Giovanili. La passione per ciò che fa, lo porta a non sentirsi tuttora arrivato, bensì costantemente alla ricerca di quella conoscenza necessaria a rimanere al passo, dato che il basket si è molto evoluto. Tra i suoi “concetti chiave, quello che il “successo” è sempre dovuto al duro lavoro di tutti, staff: giocatori e Società,avendo la consapevolezza di avere sempre dato il massimo.

Che cosa ti ha spinto ad intraprendere l’attività di coach per un ambito sportivo come quello del basket?
“La passione per fare l’allenatore di pallacanestro è nata molto presto quando ero ancora un giocatore Cadetto (Under 16). La tecnica cestistica, ma anche la gestione del team, la programmazione, gli aspetti psicologici del gruppo, sono sempre stati per me estremamente interessanti e coinvolgenti”.

Il tuo percorso formativo e professionale sul campo come si è evoluto nel tempo? Da dove sei partito e dove sei arrivato? E qual è l’esatta tua qualifica?
“Partiamo dalla fine, sono allenatore federale e sinceramente non mi sento arrivato, anche se non sono più giovane. Mi sono sempre aggiornato e negli ultimi anni ho sentito l’esigenza di andare oltre i semplici PAO (Aggiornamento obbligatorio) per aumentare il mio “sapere” perché il basket si è molto evoluto. Per questo ho partecipato, e seguo tuttora, clinic, raduni federali, ma soprattutto allenamenti di allenatori ‘bravi’ dai quali si impara molto”.

Hai sempre allenato formazioni giovanili?
“Nel femminile ho allenato in tutte le categorie Seniores, dalla Promozione alla Serie A, come pure per le categorie Giovanili, dove ho avuto modo negli anni di allenare tutte le età. Nel maschile le Giovanili sono state U14, U17Elite e U20, mentre Serie D e Serie C Gold/Silver per le categorie Seniores”.

Quale tipo di preparazione fisica ritieni sia ora assolutamente ineludibile nell’insegnamento del basket giovanile?
“Le dinamiche del basket moderno richiedono molta attenzione alla parte fisica. Nel Giovanile è basilare lo studio della postura, il giusto carico di lavoro, ma soprattutto la prevenzione infortuni, da perseguire con esercizi specifici. Ovviamente stiamo parlando di atleti in fase di evoluzione, quindi grande attenzione agli aspetti antropometrici. In Fortitudo Rosa, grazie alla competenza del preparatore Alessandro Colombi, siamo partiti da qui per impostare il lavoro della stagione”.

Domanda un po’ “impertinente”: a fronte della tua lunga esperienza, sono più ricettive le femmine o i maschi? Quali sono a tuo avviso le caratteristiche per entrambi i sessi su cui occorre in maggior modo fare leva per arrivare a dei risultati, più che mai in termini di preparazione a 360 gradi?
“Per rispondere a questa domanda ci vorrebbe un trattato. Cerco di indicare alcuni punti trascurandone tanti altri. Le femmine hanno sempre una marcia in più dei maschi, sia nel basket come nella vita. La precisione nel gesto tecnico e il grado d’attenzione sono più alti nelle donne. La gestione psicologica e motivazionale è decisamente differente sia in palestra che fuori. Le ragazze richiedono al coach molte più energie mentali dei ragazzi e non è sempre facile trovare i canali giusti per la loro motivazione. La gestione dei conflitti è un altro punto su cui sono necessari diversi approcci, perché mentre per l’uomo un litigio si chiude in fretta, per le donne si trascina nel tempo. Insomma, lavorare con questi gruppi richiede attenzione, esperienza e tanta pazienza”.

Che cosa è cambiato secondo te nell’approccio all’allenamento, anche solo rispetto a 10 anni fa?
“È cambiato molto perché il gioco è cambiato. Con l’introduzione della Regola dei 24 secondi ci sono più velocità, più fisicità, più contatti: ha modificato radicalmente la programmazione tecnico-fisica, che è più curata rispetto a un tempo. La preparazione fisica è diventata parte integrante della quotidianità e non più il richiamo pre-stagione, l’analisi tecnica è più dettagliata perché devi fare movimenti precisi in tempi e spazi brevi. C’è anche la propensione a preparare giocatori autonomi, in grado cioè di leggere le situazioni e trovare soluzioni, mentre un tempo si tendeva a dare le consegne con movimenti precisi”.

Qual è la squadra che hai allenato che è arrivata “più in alto” a livello di classifica e passaggio ad una Serie superiore? Puoi farmi un rapido excursus delle Società in cui hai allenato?
“Non ho mai potuto fare l’allenatore professionista, quindi il mio percorso cestistico è da dopolavorista. Nel femminile le Società sono state Masi, Anzola, Massalombarda, Bellaria, Libertas, Fortitudo Rosa, Carlotta Zecchi. Nel maschile Calderara, Horizon Basket, Bologna Basket 2011, Ghepard Bologna, Pallavicini. Le vittorie nel basket sono sempre merito del gruppo, dello staff e della Società, non si vince mai da soli. Per questo cito, nel femminile, la Libertas del presidente Civolani, con cui nella stagione 1998-1999 abbiamo vinto il Campionato di Serie B conquistando l’accesso in A2 grazie ad un gruppo di ragazze veramente ‘super’ e ad uno staff tecnico di grande supporto e ci tengo a ringraziare ancora una volta il mio assistente Simone Capano. Le salvezze raggiunte sono equiparabili al passaggio di categoria, quindi interessanti le esperienze sempre con la Libertas di Civolani in A2 ed una come assistente in Serie A1. Purtroppo squadre realizzate con poche risorse economiche, ma combattive per la salvezza, sempre raggiunta in A2 virtù di un grande lavoro di tutti. Qui è doveroso citare la mia assistente Cristina Roffi per le nottate post allenamento passate in un pub di via del Pratello, a trovare soluzioni tecniche per il giorno dopo (su qualche tavolo ci sono ancora i nostri schemi). Nel maschile, da segnalare il passaggio dalla Serie D alla C2 con il Calderara nell’anno dello sdoppiamento dei Campionati. A livello giovanile un titolo regionale U18 femminile nel 2005-2006 con la Masi”.

Come vedi la “nuova” Fortitudo Rosa della gestione Mastellari?
“Vivo questo inizio di stagione fra ammirazione e smarrimento. L’esperienza di Michele applicata alla Fortitudo Rosa ha dato un taglio professionale all’attività, una grande opportunità per le ragazze, che spero capiscano affrontando la stagione con dedizione. Per contro, fatico ancora a capire ‘chi fa che cosa’, ma è sicuramente un mio limite, perché qui è tutto super organizzato e ci sono molte persone… in action”.

Come ti stai approcciando alle Under 16 di casa Fortitudo? Per ognuna prevedi un allenamento personalizzato o è ancora troppo presto per poterli fare? Quali sono i “punti deboli”, per così dire, da trasformare in “punti di forza”?
“La conoscenza di questo gruppo è ancora in corso avendo appena iniziato, ma l’impressione è ottima. Lavorano tutte con serietà, anche se ci sono ancora troppe pause ‘per le chiacchiere’, ma sono certo andrà meglio appena ci saremo conosciuti. Abbiamo degli obiettivi da raggiungere rispettando i tempi d’apprendimento delle ragazze con l’idea di preparare giocatrici pensanti, autonome e consapevoli. Cerchiamo di fare sentire ogni ragazza parte di un programma, a prescindere dalle sue capacità. Prendersi cura di loro è il nostro ‘motto’ e grazie all’esperienza di Cristina Giovannini, che lavora con me in questo gruppo, sono sicuro raggiungeremo qualche soddisfazione”.

Applichi anche tecniche di mental coaching? Se sì, quali aspetti in particolare intendi sviluppare nel corso della stagione agonistica?
“Conosco alcune tecniche di mental coaching, ma con un gruppo di ragazze U16 non penso sia necessario usarne di particolari. Credo invece che sia fondamentale aiutarle a prendere consapevolezza dei propri mezzi per crescere in personalità e carattere, rendendole ragazze responsabili”.

Altre tue attività in ambito sportivo?
“Seguo i miei figli fra basket maschile e hip-hop”.

Tre aggettivi per definire l’allenamento e altri tre per definire il basket.
“Allenamento: intenso-divertente-formativo. Basket: spettacolare-avvincente-passionale”.

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